A SCUOLA DI SOCIETA’: LA SCUOLA CHE VOGLIAMO

“Unite verso un fine comune: sostenere un’istruzione e formazione di qualità e promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva”.

A SCUOLA DI SOCIETA’: LA SCUOLA CHE VOGLIAMO

E’ con il secondo dei temi proposti nel biennio nazionale 2021-23 dalla FIDAPA che intendiamo presentarci, come insegnanti professioniste nonché figure di riferimento che scendono ogni giorno in campo scolastico con la didattica, l’educazione e le relazioni sociali, sia in tempi difficili di emergenza in presenza e a distanza come accade ormai da due anni, che in giorni in cui la quotidianità ci richiede sempre nuove sfide per incontrare nuove esigenze e necessità. Quello che non è cambiato e non cambierà mai è la nostra convinzione di accogliere bambini e crescere adolescenti, sostenendo l’istruzione di ciascuno di loro all’insegna dell’inclusione per promuovere coesione e benessere scolastico. Amiamo promuoverci e promuovere, come facciamo entrando in classe, e una frase che proponiamo ai nostri ragazzi di varie età perché ha anche fatto il giro del mondo in quanto pronunciata da una giovanissima donna insignita del premio Nobel per la pace che non può non essere ricordata anche da noi, è questa:
“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”- “ “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti.”

In queste citazione c’è tutto l’impegno di sostenere un’istruzione legittima perché
i diritti civili per la quale si è battuta Malala e principalmente il diritto all’istruzione suona come una costante e condivisa volontà di affermare che non può esserci crescita, sviluppo, condivisione e relazione, senza la consapevolezza che l’istruzione avvii quella.
L'istruzione è vitale per l'educazione, in quanto è il trasferimento delle conoscenze da una persona ad un'altra. Ogni volta che dai delle indicazioni ad un bambino o gli dici come fare qualcosa, gli stai dando un'istruzione. Il sostantivo "istruzione" è derivato dalla parola latina instruére, che significa "costruire, dare una struttura". In senso lato, dunque, si riferisce all'azione di insegnare, per costruire un apparato di conoscenze e saperi che possa essere di qualche aiuto alla persona nel suo vivere quotidiano. Siamo inoltre sicure, come sosteneva Lubbock che “La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare”.
Tutto ciò è riferito ad un contesto sociale e storico che permette lo svolgersi di tali azioni. Purtroppo mentre facciamo queste riflessioni, assistiamo ad un nuovo momento di oscurantismo intellettuale come solo può essere una guerra che annulla in un attimo secoli di conquiste pedagogiche. La nuova situazione bellica nel cuore dell’Europa ha di nuovo privato i più deboli e fragili dei loro elementari diritti. Bambini ai quali è ora lasciato come unico diritto quello di sopravvivere scappando da logiche adulte insensate e perdenti nei loro principi ispiratori. Adolescenti che probabilmente saranno costretti a tenere in mano un fucile anziché una penna e che continueranno sì ad avere istruzione ed educazione riguardo ciò che NON devono imparare per non involvere dal loro essere individui intelligenti e pensanti. Nelle nostre scuole, ai nostri alunni, come altre volte è accaduto, starà a noi insegnanti trovare un senso a tutto ciò per far sì che questa diventi una precisa lezione: solo se una comunità sociale condivide pensieri di pace, potrà promuovere quel benessere sociale e umano in cui educazione e istruzione riescono a gettare semi fertili. Se questa lezione sarà capita ed appresa, allora noi insegnanti avremo raggiunto ciò che la scuola nelle sue “Indicazioni Nazionali” ha tra le proprie finalità generali: quella della centralità della persona promossa attraverso un sistema educativo dove ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. E che non basta convivere in una società, ma è necessario che tale società venga creata continuamente insieme, in nome dei valori del rispetto, dell’inclusione e del prendersi cura gli uni degli altri, nel segno di un’accoglienza aperta a chi ne ha bisogno. Una società dove crescere nella serenità. La scuola può e deve contribuire al clima di pace per ridare un sorriso a chi si trova nelle differenti situazioni di disagio fisico e mentale. “ Quando riesco a far sorridere un bambino ho la certezza di aver elevato il livello della gioia del mondo intero.” Così scriveva Madre Teresa. Portare Educazione Istruzione e Sorriso. Noi insegnanti ci crediamo fortemente.
Morena De Donatis
Sabrina Gambadori