La ragazza dagli occhi verdi

Sono pochi gli incontri che cambiano radicalmente il nostro vissuto. Sono così pochi e
importanti da lasciare un segno indelebile nei nostri cuori.

La ragazza dagli occhi verdi

Uno di questi momenti che ha un profondo significato per la mia vita, riguarda l’incontro avvenuto
fra due donne: la persona che sta scrivendo, una poliziotta, e la ragazza dagli occhi verdi.
Tutto ha avuto inizio in una consueta giornata lavorativa di inizio primavera.
Sono le 7:30 del mattino, mi trovo in ufficio e improvvisamente distolgo lo sguardo dallo
schermo del personal computer catturata dai cinguettii delle rondini. Decido allora di aprire la
finestra per far entrare questo istante di poesia quando, d’un tratto, il telefono comincia a squillare.
Dall’altra parte della cornetta un signore fortemente preoccupato mi segnala la presenza di una
ragazza emotivamente provata. In una via cittadina,la giovane singhiozza ininterrottamente e cerca
di nascondersi dallo sguardo dei passanti. A questo punto raggiungo il luogo indicato, trovandomi
davanti ad una scena piena di sgomento. Mi rendo subito conto della gravità della situazione. La
ragazza che piange, sussulta, accovacciata sul bordo del marciapiede è stata vittima di violenza. Mi
avvicino lentamente e cerco di aprire un dialogo presentandomi. Le chiedo il suo nome senza avere
però una risposta. Cercando di comprendere sempre meglio la situazione, la osservo meglio e noto
due grandi occhi verdi, bellissimi e al tempo stesso pieni di paura. La informo che insieme è
necessario andare al pronto soccorso. In un primo momento la risposta che ricevo è di segno
negativo e quindi non insisto. Chiedo a questo punto se la ragazza dagli occhi verdi ha conforto nel
chiamare una persona a lei cara ma, ancora una volta, ricevo solo il silenzio come risposta. Decido
di accovacciarmi accanto a lei, sperando che possa vedere in me la persona giusta, capace di aiutarla
in questo difficile momento.Prendendo la sua mano le ho detto che non è sola e che trova tutto il
mio conforto e tutta la mia comprensione.
Passano i minuti e mi rendo conto che i silenzi possono dire alcune volte più di 100 parole.Capisco
di essere riuscita finalmente a fare breccia nei suoi timori quando la ragazza dagli occhi verdi mi
porge il suo smart phone. Mi chiede di chiamarle una sua cara amica alla quale ho potuto
brevemente spiegare la situazione. Al pronto soccorso io e la sua amica non la lasciamo per un
istante, osservando al contempo quanta premura i sanitari le riservano.
Nei giorni seguenti La ragazza dagli occhi verdi ha trovato la forza di denunciare. Ha denunciato il
suo ex ragazzo, quello che sarebbe dovuto essere l’uomo della sua vita. La deposizione non è stata
facile ma quando le ho riferito che ero lì per condividere il suo dolore, la ragazza si è lasciata a poco
a poco andare. Come un ruscello che via via diventa un fiume in piena, ha iniziato a descrivere tutti
i soprusi e tutte le molestie da tanto tempo subiti da un uomo violento, il suo partner, un uomo che
ha depredato la sua persona, la sua vita, i suoi sogni. Anche se adesso non ci sono più i segni fisici i
ricordi nell’anima permangono.
Insieme formavano una bella coppia alla vista degli altri, la famiglia di lei lo trovava “un bravo
ragazzo”, lui sempre attento al bisogno di tutti. Lei era felice al suo fianco. Ma proprio questo stato
(tutto va bene) ha fatto sì che la ragazza non abbia sentito la necessità di chiedere aiuto la prima
volta che è stata aggredita. È rimasta esterrefatta, non se lo aspettava, non se lo spiegava. L’ha
giustificato: qualcosa al lavoro non è andata bene, magari è solo stanco. Più passava il tempo e più
l’asticella di “incomprensioni” saliva e le giustificazioni nei suoi riguardi si indebolivano. Anche la
sua famiglia non credeva a quello che le stava succedendo, anzi la incolpavano dicendo che non
sapeva gestire il ménage familiare. Lo hanno sempre difeso tanto da pensare che la colpevole di
tutto fosse lei. Questa condizione di annientamento ha fatto colpevolizzare la ragazza chiudendosi
in sé stessa, senza mai averne fatto parola con nessun altro, neppure con gli amici, al lavoro.
Non si è mai sentita così sola. La violenza è proseguita fino alla fatidica mattina. Quell’incontro è
stata la sua ancora di salvezza, quando l’ho raggiunta era scappata dalla sua abitazione e nell’istante

in cui ho guardato i suoi occhi, ho avuto la sensazione che sentisse la presenza di qualcuno di cui
fidarsi,che ha creduto in quello che le era capitato.
La denuncia, l’aiuto delle operatrici del centro antiviolenza è stato l’inizio della sua rinascita. Ha
compreso che la relazione con quell’uomo non poteva continuare, anche se rimaneva combattuta tra
i sentimenti di odio nei suoi confronti e il desiderio di recuperare la relazione, rivivere i bei
momenti d’amore vissuti con lui.
Nel momento in cui ha acquisito consapevolezza del suo vissuto, ha ridefinito il progetto della sua
vita credendo nelle proprie capacità e soprattutto nella libertà nuovamente acquisita.
L’incontro vissuto con la ragazza dagli occhi verdi ha avuto un commovente epilogo. Ho ricevuto i
suoi commossi ringraziamenti per esserle stata vicina nel momento del bisogno e per averla aiutata
a denunciare, senza sentirsi mai giudicata nonostante l’imbarazzo causato dai dettagli dei racconti
più scabrosi delle violenze subite. Io le ho comunicato la mia contentezza per la forza dimostrata
riuscendo a riprendere in mano la propria vita. Lo ha fatto nel momento in cui ha avuto il coraggio
di denunciare.
Diverso tempo è passato da quel giorno ma il ricordo rimane ancora vivido. La ragazza dagli occhi
verdi dovrà raccontare nuovamente quello che le è accaduto ad un giudice, dovendo far riemergere
tutto il dolore subito ma anche in quel contesto non sarà sola. Le è stato dato infatti un aiuto
psicologico e legale, grazie al supporto di un centro di assistenza per le donne vittime di violenza.
Questa vicenda, ha avuto una fine positiva però non sempre questi sono gli epiloghi. Tutte le donne
che si trovano in situazioni di bordeline non devono aspettare a denunciare, a chiedere aiuto.Di
fronte ai primi segnali di un amore pericoloso e tossico, non bisogna aspettare e sperare che l’uomo
della propria vita (presunto!) possa cambiare, credendo nelle sue promesse, restandogli accanto.
Tutto parte da noi, dalla nostra cultura, dalla consapevolezza di ciò che siamo, dal coraggio di
raccontare ed affrontare per una giustissima causa: la libertà!