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Nuovo anno, nuovo inizio, nuovi propositi

Gennaio, il mese della speranza. Ogni anno riponiamo nei primi giorni dell’anno la fiducia per un anno migliore, per noi e forse anche per gli altri.

Nuovo anno, nuovo inizio, nuovi propositi

Andrò in palestra, inizierò la dieta che da settimane mi riprometto di iniziare, sarò più competitiva, più concentrata nei miei obbiettivi, più tempo alla famiglia, più oculatezza nella spesa, più letture, più tempo all’aria aperta, più...più...più…
Questi nuovi inizi d’anno, a mio avviso, hanno il sapore di un resoconto dell’anno passato pieno di sensi di colpa, dove si cerca l’opportunità di redenzione in una lista di “cose da fare” che, quando si pensano e si scrivono, hanno quel sapore di assoluzione. Ci auto assolviamo da quel senso di colpa che la società moderna, con tanta maestria, ci istilla quotidianamente facendolo poi diventare la nostra realtà.
L’eterna giovinezza, l’eterno fisico in forma, il no stress all’interno di un mondo over stressed; il buon essere ed il buon pensare si fondono in una realtà che non combacia con il nostro io, ancora così impreparato e così vergine da essere toccato ed affrontato.
Il vero salto, secondo me, non risiede nei canoni imposti da una società fatta di estremismi, il vero salto risiede nell’attenzione, nel silenzio e nella cura del sé, della propria anima. Trovare il tempo per accogliersi, accettarsi, amarsi, accarezzarsi nel profondo della bellezza del nostro essere. Questo, costa molta più fatica che mettere in atto mere azioni che hanno un benessere fine a sé stesso e relativamente temporaneo. Possiamo dire di conoscerci abbastanza e di accettarci così come siamo? Possiamo pensare di essere persone complete nell’interezza del nostro oggi, che è stato il nostro ieri e sarà anche il nostro domani?
Queste sono domande alle basi del pensiero filosofico che ci accompagna da sempre ma, essendo una sfida non tangibile concretamente, molto spesso evitiamo di affrontarla. Si preferisce creare azioni meccaniche e non pensieri, perché i pensieri costano impegno morale, perché poi bisogna tramutarli in azione e l’azione di un pensiero costruito da noi è molto difficile “da difendere”. Ed è in questo divario funzionale che s’insinua il mondo moderno, che ci ha servito un palliativo all’azione, un calmante dell’anima.
Ci hanno dato una piazza virtuale all’interno della quale scrivere i nostri pensieri (o molto spesso citarne quelli di altri), urlare le nostre frustrazioni, giudicare il lavoro degli altri, giudicare ristoranti, giudicare alberghi, luoghi, accoglienza, mostre, persone, vestiti, leggi…giudicare cos’è giusto e cos’è sbagliato. Un luogo dove poter parlare e sfogarsi, poiché contemporaneamente ci hanno sottratto molti dei reali luoghi d’aggregazione sociale, la famosa Agorà, la piazza dove ci si è sempre incontrati per confrontarci, per scambiarci opinioni, per scambiarci “vitalità”.
Non ci sono regole nel modo di internet, ci sono invece una serie di azioni che si possono fare liberamente e che ci hanno autorizzato, nel corso egli anni, ad erigerci paladini di una società che nel frattempo “abbiamo congelato”.
Questo ci ha portato a non riconoscerci più come individui, come persone facenti parti di una comunità reale, fatta di sorrisi, parole, saluti. Fatta di emozioni e di cose meravigliose di cui stupirsi ancora. Un fiore che nasce, la neve che cade, il cane che scodinzola, una chiassosa risata al ristorante. Motorini roboanti che passano sotto le nostre finestre, baci appassionati dati fuori dalle scuole, mani strette con amore.
Riconoscerci come sorelle e fratelli, degni di essere amati ed accolti allo stesso modo, sicuri in un caldo abbraccio od in un amorevole sguardo.
Fare questi “salti dentro di noi" che siano essi ad inizio anno od ogni giorno, sono molto impegnativi e necessitano di essere sostenuti esternamente, condivisi.
Quindi credo che oggi più che mai, data l’epoca che stiamo vivendo, far parte di un'associazione possa essere lo strumento giusto per comprenderci ogni giorno un pochino di più. L'associazionismo in ogni sua declinazione, svolge un grande lavoro di unione, di tutela delle relazioni poiché mette insieme persone accomunate da principi condivisi. Crea legami ed occasioni di incontro in cui ci si può confrontare ed apprezzare. Un Terzo Settore, cosi chiamato oggi, che non solo crea valore verso l’esterno ma soprattutto pone l'accento al proprio interno mettendo in risalto le identità umane delle persone che lo compongono, riportandoci in una realtà comune.
L'Associazionismo visto come strumento per rimanere ancorati al mondo, per comprendere sé stessi attraverso una visione partecipata e paritaria.
La vita, l’empatia, l’amore, i sorrisi, la gioia, più contatto, più realtà positiva: sono questi i veri propositi che dovremmo scrivere nei nostri bigliettini ad inizio anno.
Io il mio bigliettino l’ho scritto, e tu?

Di Camilla Giuliani

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