RACCONTI DI UNA DONNA, A MANO LIBERA E CUORE APERTO

“Prima di amare io non ho mai vissuto pienamente.”
Emily Dickinson

RACCONTI DI UNA DONNA, A MANO LIBERA E CUORE APERTO

È una sensazione che riconosco. Arriva da dentro, dal profondo. Se non c’è amore, non ne vale la pena.
Devo tutto alla mia famiglia d’origine, sono oggi ciò che due splendidi genitori mi hanno trasmesso giorno dopo giorno. Una madre impagabile, di una dolcezza infinita e indescrivibile determinazione che ho perso troppo presto, ma che sento accanto a me immancabilmente sulla vetta di una montagna e un padre che adoro, geloso e possessivo che mi avrebbe voluta sotto una campana di cristallo, ma un giorno neanche troppo lontano realizza che gli somiglio più di quanto possa immaginare. Non se ne farà mai una ragione, ma conosce bene la sensazione di libertà.
Grazie a mia madre divento curiosa del mondo, amo la danza e l’arte in tutte le sue forme.
Con mio padre muovo i primi passi in azienda, al fianco di un grande maestro.
Sono laureata in Ortottica, professione bellissima e sconosciuta. L’ortottista è una figura nascosta dietro l’oculista e spesso confusa con l’infermiera.
Uscita dall’università, per un caso fortuito, il mio primo incarico è all’unità operativa di oculistica di Fabriano. Mai presa in considerazione Fabriano.
Noi “gente di mare” difficilmente volgiamo lo sguardo verso le montagne.
Inizio un tira e molla di contratti che si rivelano di poco conto.
In quel periodo però ho altro per la testa, vorrei sposarmi e c’è in progetto una nuova famiglia, così quando arriva lo stop forzato dagli incarichi, guardo oltre senza preoccuparmi.
Il 28 settembre 2002 vivo il giorno più bello della mia vita, il matrimonio con colui che è al mio fianco da così tanti anni supportando le mie scelte, i capricci, le follie, le difficoltà ed esaltando le gioie.
Nascono coloro che oggi sono il motore di tutto. Coloro che hanno cambiato tutto. Hanno stravolto nel bene e nel male la vita di due persone che da quel momento in poi non saranno più solo un uomo e una donna ma un papà e una mamma.
Da quell’istante ogni scelta, ogni decisione è con loro e per loro. Non è più concessa l’improvvisazione, sono finiti i giochi di gioventù, ma scopro, con lo stupore di una bambina, l’amore incondizionato. Oggi, a diciotto anni dalla nascita di Sofia e tredici da quella di Matteo, ci stupiamo di come siamo arrivati fin qui. Io che mi sento inadeguata almeno una volta al giorno, perdendo immancabilmente le staffe e mio marito che pondera e riflette imparando ad esserci ma non troppo, a proteggerli a distanza. Una fatica enorme tenere uniti i pezzi del puzzle e gioia pazzesca quando accade.
Torniamo a noi … Con Sofia ancora piccola, metto da parte il titolo di studio ed entro nell’azienda di famiglia, un luogo in cui da sempre mi sento a casa, protetta.
La vita però riserva delle sorprese. Di lì a poco viviamo il dolore più atroce, la malattia e la perdita di mamma, il fulcro della famiglia. Esattamente nove mesi dopo, nasce Matteo, dono immenso. Una nuova vita, la speranza in un futuro che non vedevamo più.
Altra sorpresa: l’occasione di riprendere in mano la laurea e il mio lavoro. Ora o mai più e con il pieno appoggio di mio marito. “È la tua vita, se è questo che vuoi, sono con te”. Le sue secche e semplici parole.
Un tuffo al cuore pensando a quante donne ancora oggi rinunciano alla carriera perché non riescono a trovare un equilibrio tra la sfera lavorativa e quella personale dopo la nascita dei figli.
Stravolgo tutto di nuovo. Forse egoisticamente, lascio l’azienda di famiglia a quello splendore di mio fratello e ricomincio da zero sempre nella cittadina che mi ha accolta diversi anni prima, di cui ho solo assaporato la bellezza delle persone, ma ora ho la consapevolezza del tempo e di me stessa, ora voglio fermarmi. Qui capisco chi sono e cosa desidero. Apro le braccia a questa nuova avventura prendendo tutto il bello che mi arriva e trovando grande professionalità, sincera dedizione e amicizie indissolubili. È tempo di soddisfazioni personali, di crescita e di felicità.
Realizzo quanto sia meraviglioso amare la propria professione. Non mi pesano i chilometri e studio in treno per recuperare il tempo “perso”.
Chi è questo professionista sanitario sconosciuto, per di più con un nome che sembra uno sciogli lingua e per il quale vale la pena lasciare la strada vecchia e certa per quella nuova? L’Ortottista ed Assistente in Oftalmologia ha formazione esclusivamente universitaria e lavora in campo oftalmologico. E’ specializzato nella valutazione e riabilitazione visiva, si occupa di pazienti ipovedenti. Esegue test strumentali in ambito oculistico quali OCT, campo visivo, topografia corneale, biometria, elettrofisiologia. Ritengo orgogliosamente che sia una figura fondamentale. L’ortottista, prima di ogni altra cosa, nasce come professionista sanitario specializzato nella valutazione e riabilitazione dello strabismo e dell’ambliopia nei bambini.
Amo lavorare con i “cuccioli”. Adoro vederli entrare diffidenti e uscire col sorriso. Con loro hai trenta secondi iniziali nei quali ti osservano e decidono se puoi continuare o se ti taglieranno fuori subito, ma se li conquisti, si fideranno di te e potrai prenderti cura di loro.
Ho la grande fortuna di lavorare in equipe. Credo fermamente nella squadra, nel valore aggiunto della collaborazione tra professionisti, nel mettere a disposizione le nostre capacità per il prossimo. Credo profondamente nella gentilezza e nell’ascolto.
Nella sanità pubblica oggi siamo tutti sotto organico, a volte stanchi di un sistema che non cambierà. Ognuno di noi è una goccia in mezzo a un oceano, ma varcare la soglia di un ospedale può fare paura, riporta a galla ricordi, emozioni e sensazioni spiacevoli e abbiamo il dovere di tendere la mano. I nostri occhi devono sorridere dietro quella mascherina, perché il sorriso è la musica silente dell’anima. Abbiamo tutti bisogno di anime belle.
Mi ritengo fortunata per la mia libertà professionale perché centinaia di milioni di persone subiscono discriminazioni nel mondo del lavoro. Le discriminazioni soffocano opportunità, sprecano il talento umano necessario per il progresso economico e accentuano le tensioni sociali e le disuguaglianze.

Il cuore è il motore della mia esistenza.
Entro in Fidapa Bpw Senigallia circa dieci anni fa perché per la prima volta sento il desiderio di appartenenza e di sorellanza.
Un’entrata in punta di piedi che in fretta si trasforma in stima, rispetto, complicità e amicizia. Ogni donna è unica, in tenacia e dolcezza.
Le Fidapine hanno forza e coraggio, credono negli obiettivi comuni e lottano insieme per raggiungerli. Menti brillanti, competenze e professionalità variegate che portano nel mondo il loro pensiero. Un onore immenso farne parte.
Convinta che sarei rimasta sempre dietro le quinte, arriva la decisione di pancia (e di cuore) che mi porta alla presidenza della sezione ad ottobre 2019. Un biennio difficile caratterizzato dalla pandemia. Una marea di progetti interrotti quasi subito da qualcosa di più grande. Sappiamo reinventarci e mettiamo in pratica il nostro motto “Insieme si può”. Se la pandemia ha bloccato per tanto tempo, è anche il trampolino di lancio per ripartire più determinate di prima. La tecnologia unisce oggi ciò che prima del 2020 era impensabile … C’è sempre qualcosa di buono in ogni catastrofe.
La pandemia mi riporta a casa, a Senigallia. Lascio le mie montagne e faccio rotta verso il mare. Nuovi compagni di viaggio, nuove sfide professionali e stessa passione.
Domani è un nuovo giorno!
Non so cosa accadrà, ma se ascolterò sempre quel fuoco che scalda i pensieri, quell’energia che arriva da dentro, avrò vissuto pienamente.

“Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Il Piccolo Principe




Giorgia Galli

Past President
Fidapa Bpw Senigallia